Tradurre per Vinitaly 2019 – riflessioni semi-sobrie di un mediatore culturale

Tradurre per Vinitaly 2019 – riflessioni semi-sobrie di un mediatore culturale

di George Frazzica, 14 aprile 2019

La vita è troppo breve per bere vini mediocri                                                     Johann Wolfgang von Goethe

Innamorati di una cultura, non solo enologica

Sono a due metri di altezza, al centro della chioma di uno dei miei ulivi più anziani, mentre armeggio con il troncarami per tagliare un pollone ribelle. Squilla il cellulare: “Geo, ci siamo, tra una settimana tutti a Verona, come al solito!” È Federico, produce il Verdicchio più raffinato delle Marche – la mia regione – e mi chiama, come da alcuni anni a questa parte, per fare il mediatore culturale durante Vinitaly 2019. Per riallacciare i rapporti con i buyer tedeschi e austriaci serve qualcuno che conosca bene la lingua e sappia far leva sui concetti appropriati per intrattenerli e mantenere vivo l’innamoramento verso la nostra cultura (non solo quella enologica).

Per vendere vino occorre girare il mondo incessantemente, incontrare persone, visitare aziende, avviare relazioni ma è a Vinitaly che si raccolgono i frutti del lavoro di un anno intero. Queste sono le osservazioni raccolte durante tre giornate intense trascorse tra gli stand di osterie e cantine, bottiglie e brick dalle forme improbabili.

Il 2018 dal punto di vista commerciale

Ogni anno è un capitolo a parte. Dipende soprattutto dall’andamento delle stagioni e dalla copiosità delle piogge. Quello appena trascorso è stato decisamente positivo, nonostante le incertezze sul fronte commerciale, con la Gran Bretagna perennemente in bilico e la Cina che è, potenzialmente, un immenso mercato da conquistare. A pagare maggiormente il calo dei volumi esportati, legato al crollo del 2017, sono stati Spagna e Italia (-7,8%); mentre l’andamento in termini di valore ha confermato essenzialmente il trend degli ultimi anni: Italia (+3,8%), Francia e Spagna continuano a crescere insieme a Portogallo e Sudafrica.

La qualità batte la quantità

La quantità non è più l’obiettivo primario, oggi in Italia ogni produttore – piccolo o grande – è alla spasmodica ricerca della qualità. Anche perché il consumo interno è in lieve calo, mentre il mercato estero si conquista solo con l’eccellenza (e finalmente lo hanno capito tutti). Si può affermare con certezza che la qualità è un fattore conclamato, anche se il mercato va trasformandosi in modo sostanziale. A trascinare le spedizioni sono le bollicine, che crescono del 6% in tutto il mondo fino a lambire 6,2 miliardi di euro, trainate soprattutto dal Lambrusco e dal Prosecco (i più venduti), mentre l’imbottigliato fermo si conferma sul livello di 21,9 miliardi di euro.

I modelli di vendita sono cambiati

In generale si è capito che la bottiglia serve più a comunicare che a contenere: un contenitore ben disegnato riesce a veicolare molto meglio il significato del proprio contenuto. Il significato, in questo caso, è rappresentato dalla qualità, soprattutto per comunicare a chiare lettere che in Italia si producono vini eccellenti. Perché è più difficile produrre un vino cattivo che uno buono, anche se fare questo mestiere non è per niente semplice.

Le regole auree che permettono a qualsiasi prodotto agroalimentare italiano di affermarsi nel mondo sono poche e semplici.

  1. La comunicazione, le storie da raccontare, lo storytelling (o meglio la narrazione): ogni contenitore ha una storia diversa da comunicare, è un veicolo di valori antropologici, leggende, valori metafisici che aiutano il prodotto ad affermarsi nei luoghi più disparati.
  2. Il marketing e il branding: scegli di bere un determinato vino perché da quel prodotto ti aspetti tutto ciò che ti è stato precedentemente raccontato.
  3. La territorialità, fondamentale, perché corrisponde all’umanità (sia uomo che territorio hanno in comune la medesima radice latina humus): ogni latitudine ha le proprie caratteristiche e un buon bicchiere permette di astrarsi col cuore e con la mente, generando momenti di intimità e riflessione.

Gli elementi che catalizzano l’attenzione del mercato

In realtà i consumi stanno calando ma si privilegiano prodotti di più alto livello, a maggior tasso di contenuto culturale. Le attenzioni dei nuovi acquirenti sono rivolte soprattutto all’estetica, all’etica, alla pulizia del prodotto, al contenuto culturale, all’esperienza del produttore. Anche se, come sempre, è una miscela di fattori quella che fa la differenza. Esistono varie tipologie di consumatori, tra cui anche quella di coloro che guardano al prezzo. In generale, tuttavia, i fattori che determinano la scelta sono essenzialmente due: l’etichetta (al supermercato) e la storia di chi produce (in cantina). Esistono mercati che apprezzano vini più semplici, meno tannici e a basso grado di acidità (i latini), e altri che esigono prodotti corposi e robusti (anglosassoni e nordici).

La risposta dei produttori italiani

Il bello del vino è che non è mai uguale a se stesso e l’Italia in questo è la n° 1. Perché ha la capacità di produrre vini molto diversi e con caratteristiche estremamente variegate. Basti pensare alle nuance contenute nei nomi: Famoso, Soave, Cortese, Dolcetto… Neretto, Brunello, Bianchello, Verdicchio.
I nomi dei vini sanno essere veramente fantasiosi e conducono l’acquirente in un lungo tour attraverso la fantastica penisola, sempre più biologica e sempre più enologicamente colta. Il mondo chiede un vino pulito, da agricoltura sana, scevra da ogni tipo di veleno. Oggi qualunque viticoltore possiede tutte le tecniche che gli permettono di produrlo senza aggiungere nient’altro che non sia uva.

Il futuro è segnato. Il mondo chiede all’Italia di essere la prima nazione 100% bio. Forse non ce la farà, e sarebbe un grande peccato; forse ce la farà e sarà una grande conquista. I suoni e i sapori di questa schizofrenica rassegna mi lasciano la certezza che la strada sia quella giusta.

George Frazzica è architetto e traduttore tecnico specialistico, con la passione per l’olivicoltura e tutto quel che di buono produce il territorio dove è nato e cresciuto.

 

Fotografie: filari di vite e uve di Serrapetrona, per gentile concessione del fotografo Sauro Bellezza