Genova, il mare e l’Andrea Doria — Il capoluogo ligure ospita la mostra sulla “nave più bella del mondo“

Genova, il mare e l’Andrea Doria — Il capoluogo ligure ospita la mostra sulla “nave più bella del mondo“

di Vittorio Petrella, 31 marzo 2017

Genova, il mare e le navi: elementi da sempre indissolubili

Già nel corso dei secoli addietro il vessillo di Genova, la croce di San Giorgio, solcava i mari di tutto il mondo. La bandiera dell’antica repubblica marinara, recante una croce rossa in campo bianco, era simbolo di affidamento, protezione e sicurezza. Non a caso nel 1190 gli inglesi chiesero – e ottennero in cambio del pagamento di un tributo annuale al Doge della Superba – di adottare il vessillo rossocrociato per le loro navi dirette verso il Mediterraneo, affinché queste potessero godere della protezione dalla flotta genovese che già nel 1098, al tempo delle crociate, li aveva soccorsi durante l’assedio di Antiochia.

Dalle caracche ai transatlantici 

E se nei secoli successivi e in quelli del mercantilismo fu a bordo di galee, caracche e galeoni che lo spirito genovese – mercantile, di amicizia ed esplorazione –  continuò a navigare attraversando mari e oceani, in epoca contemporanea furono le portacontainer e i transatlantici realizzati presso i suoi cantieri navali a portare nel mondo il nome del capoluogo ligure.

La genesi dell’Andrea Doria

Andrea Doria al varo

Andrea Doria pronta al varo

“Genova per noi è l’Andrea Doria” avrebbe potuto intitolarsi, retrospettivamente, una celebre canzone degli anni ’50, a testimonianza appunto dell’importanza della più conosciuta tra le turbonavi costruite dai cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente. L’Andrea Doria era infatti uno dei fiori all’occhiello del Paese e incarnava lo spirito di rinascita italiano dopo le macerie della seconda guerra mondiale.
La nave, varata nel 1951, fece il suo viaggio inaugurale nel gennaio del 1953 alla volta di New York, quasi a testimoniare come Genova e il suo Andrea Doria rappresentassero idealmente il trait d’union tra il Paese e gli Stati Uniti d’America, simboleggiando a livello internazionale il moto d’orgoglio e la voglia di riscatto italiani.
Una clientela sempre più crescente ambiva ad attraversare l’oceano a bordo del transatlantico – il più grande, veloce e lussuoso dell’epoca –  che viaggiava sempre a pieno carico percorrendo regolarmente e con grande puntualità la tratta Genova-New York.

La collisione e il naufragio

Ai suoi lunghi viaggi e alle numerose crociere mise fine la collisione con il mercantile svedese Stockholm, avvenuta nella notte del 25 luglio. Nell’impatto la prua rinforzata della nave svedese squarciò una murata della turbonave italiana per un’altezza di tre ponti, facendo riversare al suo interno circa 500 tonnellate di acqua di mare. Il transatlantico, allora, si coricò su un fianco e affondò la mattina del 26 luglio alle ore 10:15 a largo di Nantucket, 11 ore dopo la collisione.
Nel naufragio perirono 5 passeggeri della Stockholm e 46 dei 1706 ospiti dell’Andrea Doria. 1660 furono le persone tratte in salvo grazie anche alla condotta eroica e alla perizia dell’equipaggio e, in particolare, al comandante Pietro Calamai e alla saggezza delle sue rapide e difficili decisioni prese in quei momenti concitatissimi, come quella di non spegnere durante l’evacuazione le illuminazioni della nave, che infatti affondò con le luci d’emergenza accese.
Con l’affondamento dell’Andrea Doria, per dirla con Buzzati, se ne andava un pezzo d’Italia, ”proprio un pezzo d’Italia migliore, la più seria, geniale, solida, onesta, tenace, operosa, intelligente”.

La mostra sull’Andrea Doria

Andrea Doria - Museo del MareAl naufragio è dedicata l’esposizioneAndrea Doria, la nave più bella del mondo che sarà possibile visitare fino al 30 maggio 2017 al Galata − Museo del Mare di Genova. La mostra, organizzata dal museo e dalla Fondazione Ansaldo, vuole essere una vera e propria ‘Doria Experience’ che affronta a 360° la vicenda di questo transatlantico, bellissimo e sfortunato, basandosi sulle analisi degli esperti americani Carrothers e Meurne, nonché sui documenti e le testimonianze raccolte dal Fondo Ing. Francesco Scotto conservato presso la Fondazione Ansaldo.
In questa operazione, gli organizzatori si sono avvalsi della collaborazione del Secolo XIX che, con la campagna “eravamosuldoria”,  ha lanciato tra i suoi lettori un appello alla memoria collettiva, a cercare i superstiti e a trovare ricordi, fotografie e documenti dell’evento.
Una volta salite le scale che conducono all’esposizione, intitolate al comandante Calamai, i visitatori sono invitati – attraverso ricostruzioni di ambienti della nave, tra cui la prora in scala 1:5 e una parte di ponte di passeggiata inclinato a 30° – a ripercorrere  i piani come dovettero fare i passeggeri e l’equipaggio per scampare alla tragedia. Il percorso è articolato in otto sezioni ed è stato pensato come una vera e propria esperienza da vivere in prima persona: dalla genesi della nave, agli spazi artistici e architettonici di bordo, al viaggio inaugurale fino alla tragedia.
Il gioiello della mostra è il modello di sei metri e completamente restaurato del “Doria, presentato nella quarta sezione insieme alla ricostruzione di una parte di ponte di passeggiata inclinato. L’esposizione non tralascia di spiegare, attraverso un filmato, la dinamica dell’incidente che causò il naufragio, né di dedicare una sezione alle vittime – ricostruendo la vicenda umana di “sommersi” e “salvati” – e una all’equipaggio attraverso un database di racconti, foto e interviste che ricostruisce i dialoghi avvenuti nella notte tra le navi soccorritrici e il “Doria”. L’ultima sezione descrive l’impatto che la vicenda del “Doria“, prima tragedia in diretta, ebbe sui mass media. La mostra si conclude con una parte sul “Doria dopo il Doria“, ovvero ciò che avvenne “dopo”.
Agli zeneixi che non l’avessero già fatto, e ai turisti in visita nel capoluogo ligure, non resta allora – magari dopo aver girato per i carruggi e i bassi del centro storico e aver gustato le obbligatorie linguine al pesto seguite da una deliziosa cima alla genovese – che visitare l’esposizione sulla “nave più bella del mondo”.
Andrea Doria - Manifesto

 

 

 

 

 

 

 

Fonte immagini: si ringraziano espressamente il Galata − Museo del Mare di Genova e la Fondazione Ansaldo per la gentile concessione all’utilizzo delle foto